La prima di tante altre iniziative nel segno della legalitÓ a Papanice

 

Inserita il 11/04/2008

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“Triplice alleanza” CGL,CISL,UIL giurano fedeltà alla Calabria

La triplice alleanza, ricorda il trattato avvenuto nel 1882 tra tre nazioni che giuravano di aiutarsi in caso di attacchi da parte di potenze straniere. In questo caso le tre sigle sindacali, CGL;CISL e UIL e rispettivi segretari regionali, hanno “giurato” davanti ai cittadini papaniciari estrema attenzione a fronte dei recenti casi criminali che hanno suscitato clamore e sdegno mettendo in discussione e penalizzando quella parte attiva, laboriosa e onesta.

Una coesa unione che li ha visti nella piccola realtà a pochi chilometri dalla città pitagorica, nel pomeriggio di mercoledì, 9 aprile, nella sede dell’Istituto comprensivo settimo circolo di Viale Calabria, un fiore all’occhiello per i cittadini, nuovo di zecca e tecnologicamente ben fornita, dopo varie peripezie.

Il dubbio, per tanti, era diventato una certezza quando incominciava ad arrivare gente che si dirigeva nel luogo dell’incontro, la palestra già attrezzata per accogliere tante persone. In prima fila le istituzioni, Sindaco e vice Presidente della Provincia, Prefetto e Questore, il comandante dei Vigili. Consiglieri provinciali, di Papanice, il sindaco di Cutro. E qualche politico, anche candidato, che per allungarsi un po’ ha voluto esserci.

L’imprevedibile era diventata certezza: tanti bambini mandati in prima linea con le relative insegnanti, sindacalisti e iscritti, ma papaniciari veramente molto pochi.
Qual è stato il motivo, paura o scarsa considerazione nelle istituzioni? Queste opzioni sentimentaliste giocano un duplice effetto verso chi vive sulla terra di Calabria. Dove lo Stato ha dimenticato figli abbietti perché tali ha voluto che diventassero. Certo è che riprendere coraggio e riconquistare uno stato di coscienza perso non è facile. La mafia ha giocato un ruolo dominante nel circondario, quasi facente parte di una vita quotidiana senza la quale sarebbe mancato un nocciolo estremamente dominante e dominatore a cui il popolo c’era ormai abituato: sopraffatti, soggiogati, forse anche plagiati da quell’aria silente che respirandola si diventava conniventi. Per la serie tutti sappiamo e nessuno parla. “ Nessuno deve sapere”, così è scritto. Ma il tempo può cambiare anche gli uomini. Quel tempo che matura le cognizioni di causa.

Non è più la “dottrina” che entrava nelle case meridionali che rispettava le donne e i bambini, sembra quasi che respingono il nuovo modello mafioso in cui morte tua vita mea risulta essere l’unica regola. Si, si è anche emancipata, si è istruita, ma ammaestrata alla morte, alla droga alle estorsioni non tenendo conto di niente e nessuno.
Mimmo Tomaino, seg. Provinciale UIL, apre il dibattito all’attivo unitario, ci sono tutti. Tomaino conferma la promessa a monte di quei giorni drammatici “che voi ricorderete sicuramente più di noi, ma oggi stiamo cercando di costruire per segnare chiarezza”. Parla di tre punti da perseguire, il mondo del lavoro nella provincia di Crotone, tra fabbriche e contadini, ha deciso di non lasciarla sola per possibilità e opportunità. Lo Stato ha dimostrato efficienza con una magistratura coraggiosa che sostiene le forze dell’ordine per principi sulla legalità. Terzo punto, il messaggio negativo al paese, sulla cruenta e sanguinosa lotta che i media portano all’attenzione a questa terra, gente per bene che vuole lavorare. Il sindacato ha cercato di far arrivare più opzioni possibili ma qualcosa come la criminalità organizzata ha remato contro ma rinasce una secca posizione. De Tursi della UIL, parla della demolizione del sistema democratico in cui viviamo e della capacità rigenerativa della ndrangheta lanciando sfide e frenando lo sviluppo, una malerba radicata da non combattere con armi convenzionali. E’ importante parlare della mafia proprio nelle scuole per combatterla, ma non ci si fermi solo ai cortei” dalle parole ci vogliono i fatti”.


Il sindaco Vallone ricorda quella tragica giornata che avrebbe dovuto essere di pace, una Pasqua di sangue che ha messo in subbuglio un piccolo paese di provincia, di lavoratori e gente onesta, che a oggi, ha regalato un marchio che si porterà dietro per molto tempo. Compiaciuto il Sindaco di vedere una manifestazione di piazza organizzata da giovani in maniera indipendente dalla politica per dire no alla mafia. E promette che il progetto della Bonifica che tra poco incomincerà i lavori sarà messo sul tavolo con la partecipazione di sindacati e associazioni, nel pieno della trasparenza affinché la città sia in mano ai lavoratori.

Telegrafico, dietro precise direttive per dare spazio ai vari interventi il vice presidente Emilio De Masi, che ha definito l’iniziativa, vista nell’ambito scolastico, plaudente, rilancia alcune materie fondamentali tra i banchi di scuola. E dirotta verso la Stazione Unica Appaltante come strumento importante sul territorio. Il Prefetto di Crotone Melchiorre Fallica infonde coraggio e reazione. Grazie alle operazioni di Stato dando un’impronta diversa. Qualcosa si è sbloccato, sta cambiando la mentalità, aggiunge. Ma lo Stato ha bisogno di sentirsi la gente vicina. Ben vengano tutte le buone iniziative, ma non adagiamoci…

Il Questore afferma che i risultati positivi “non sono dovuti alla nostra bravura, siamo quelli di sempre, sono venuti perché sta cambiando qualcosa nella società, che mi riempie di gioia: questa è la rivoluzione, ” la legalità non s’insegna, è dentro di noi”. “A Crotone facciamo in tempo a migliorare, dico ai ragazzi stateci vicini, andiamo avanti con coraggio”. Antonio Spataro segretario CGL parla di battaglia di legalità e contrastare la cultura della mentalità mafiosa: predicarla e non praticarla. Prima a darne dimostrazione le amministrazioni, che devono dare l’esempio della legalità che i cittadini devono pretendere. “Il primo atto di responsabilità è fare il proprio dovere per una battaglia di civiltà”. Roberto Castagna seg. Regionale della UIL sottolinea che bisogna dare una risposta al nostro paese, spegnere risorse incapaci di riscattarsi. Non siamo qui per lamentarci ma la Calabria onesta deve compiere uno scatto d’orgoglio.


Luigi Sbarra seg. Regionale CISL porta i numeri stratosferici di giovani che lasciano la loro terra in cerca di lavoro una storia infinita che deve porre fine.
E’ finita una conferenza annunciata da giorni, forse non proprio ben riuscita a causa dell’assenza di quei protagonisti che avrebbero dovuto confermare l’attenzione ad un problema probabilmente atavico ma che è arrivato ad un capolinea. Guerre di mafia che si accaparrano il dominio, ma in cui spesso ci vanno di mezzo innocenti e privi di colpa d’appartenenza perché ignari della loro sorte.
Ma non sarà un giorno di riflettori a mediare sulla criminalità organizzata.


La ricetta poi la conosciamo tutti: il lavoro è propedeutico, al benessere e alla tranquillità. Altrimenti, ci saranno nuove leve che continueranno a far parte di quell’esercito in cui basta poco per salire di grado. E giovani che non andranno a scuola, ma avranno come maestra la strada che imparerà loro, occhio per occhio dente per dente; e una pistola in mano a bambini, sprezzanti del pericolo perché l’infanzia è stata crudele.

ada.cosco@virgilio.it
La ProvinciaKR del’ 11/04/2008


Autore: Fausto

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