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.: FINALMENTE CI SIAMO TROVATI … ANZI RITROVATI!!!

 

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L’armonia genuina che aleggiava nei nostri cuori durante la vigilia di Natale è stata un vero toccasana per gente che, come me, vive nel centro-nord Italia. Motivi personali come lo studio o il lavoro ci hanno portato a dividerci parecchi anni fa, ma la catena composta di affetti reali (e non materiali) non si è mai spezzata. E’ la vigilia di Natale, ci ritroviamo come al solito davanti al bar del presidente (Guerino). << Cosa si fa? Dove andiamo? Cosa facciamo? >> e compagnia bella, sono i soliti interrogativi di ogni anno (o quasi). Mi viene in mente che non abbiamo più 12 anni per giocare a “fuggiaschi” o “nascondino”. Di passare la notte a sparare petardi non se ne parla neanche.
<< Soverato? >>…. << ma siete impazziti?? A questo punto mi chiudo in casa e mi scolo una bottiglia di Jack, almeno non la pago!>>… << No dico...è Natale, una festa particolare, capisco capodanno ma stasera… >>. Come un fulmine a ciel sereno mi ricordo di avere una chitarra nel bagagliaio della mia vecchia e scassata Uno (a dire la verità l’avevo messa di proposito ...hi hi hi!).<< Ragazzi, io un’idea ce l’avrei >> dico spavaldo di fronte a 20 persone indecise dove trascorrere la sera della vigilia. << Ce ne andiamo in paese, ‘na bottiglia di vino di qualche catojo, due chiacchiere al “bar degli artisti” e ‘na bella serenata!>>.

Anche se sembrava una cavolata immane il 99% delle persone presenti ha risposto: << ...ed allora jamuninda va’ !!! >> .
Incredibile! Tutti d’accordo! Il ricordo di essere persone provenienti da un paese che vanta secoli di tradizioni ed un enorme bagaglio culturale li aveva pervasi a trascorrere una serata genuina all’insegna dell’allegria. A nessuno andava di trascorrere la solita serata noiosa a bere una birra o giocare a carte (le donne ci avrebbero scuoiato tra l’altro!) .

E così fu! Siamo partiti dal bar di Guerino in venti! Eravamo una camionata di gente. Una volta sparsa la voce delle nostre intenzioni “belliche” ne arrivavano altri. Arriviamo al bar e gentilmente Bruno (il proprietario) ci fa accomodare nella sala più grande(!). Ci sediamo ed ordiniamo un casino di roba. Mamma mia che ser(en)ata!! Due chiacchiere, tre risate, quattro cuba libre ..e venti persone che cominciavano a sentirsi un po’ brille. Ad onor del vero avevo dimenticato la chitarra in macchina, ma ne scorgo furtivamente un’altra in un cantuccio del locale. Prendo lo strumento, lo accordo e prima che me ne rendessi conto mi trovo accerchiato da quasi tutti i presenti nel bar pronti a scaldar l’ugola! Solite note a chitarra battente, LA minore e MI maggiore e in men che non si dica i presenti intonano “Bella cù stì capirhi nacnnulati” e “Nui ni partimma e na via luntana” . Altre canzoni hanno fatto da sfondo all’incredibile serata. Angelo ha tirato fuori dal cilindro un paio di stornelli simpaticissimi che hanno riscosso il favore dei presenti e il sottoscritto con il supporto di Claudio , pur non avendoli mai sentiti, gli è dovuto stare dietro inventandosi le note. Che manicomio!! Tutta la sera fino alle 7 del mattino a cantare, suonare e ridere. Mamma quante risate ci siam fatti! Una serata così non si programma, si fa al momento!

E l’indomani? No dico, chiedetevi l’indomani!! Ci ritroviamo al solito posto, le solite facce (io , Umberto, Ivan, Fabrizio, Guerino, Tonino e “Lucrezia” ..ecc). Indovinate?...Bravi!! Abbiamo passato i successivi 7 giorni a fare serenate. Non abbiamo visto la luce del giorno (se non l’alba per fare colazione) per sette giorni. Tutte le sere, le stesse persone e altre che si aggregavano ( in primis i nostri “cantaturi e sonaturi” Manuel e Pasquale ) avevano un solo scopo: suonare e cantare fino al mattino, andare disturbare il sonno di quei poveri cristiani che avevano deciso di riposare. Ormai eravamo l’incubo perenne di coloro i quali andavano a dormire presto. Presi dal gusto del divertimento creato dal nulla ci siamo organizzati con mangiate a casa di questo e ritrovo a casa dell’altro; tutto incentrato con l’unico fine di farci una sana e piacevole cantata rendendo omaggio all’amico rispettato. E così, tra un bicchier di sano e piacevole vino preso “in prestito” da qualche “catojo” e spaghettate fino alle 8 del mattino abbiamo trascorso le nostre ferie natalizie in modo veramente “innovativo” e del tutto piacevole. Sono riemerse le tradizioni badolatesi, i canti che ci sono stati tramandati dai nostri padri, il piacere di passare le serate in compagnia di amici sinceri, la voglia di ritrovarsi, la consapevolezza di fare parte di un gruppo.

Sono cose che non si comprano credetemi….!
Chi, come me, vive lontano dal proprio paese di origine….lo sa benissimo


Autore : Ciccio Brancia



Ultimo aggiornamento di questa pagina : 29/4/2005



 

 

 

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