La truffa milionaria del "porto che c'"

 

Inserita il 14/01/2005

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UNA truffa da diverse migliaia di euro ai danni della Regione Calabria e della Comunità Europea. Un finanziamento pubblico, che avrebbe dovuto essere sfruttato per creare sviluppo e che, invece, pare sia servito soltanto a realizzare interessi privati. Alla faccia dei progetti comunitari finalizzati ad incentivare l'occupazione ed il turismo in uno degli angoli più depressi della Calabria: Badolato.
Proprio lì, nella propaggine estrema della provincia catanzarese, si sarebbe consumata la colossale truffa che ieri ha fatto finire agli arresti domiciliari Gianfranco Pietro Gregorace, cinquantasettenne originario di Santa Caterina e residente a Soverato, direttore dei lavori della Salteg (la società concessionaria dell'iniziativa turistica), accusato di essere stato il regista, nemmeno tanto occulto, del grande imbroglio relativo alla realizzazione del porto "Le bocche di Gallipari". A notificargli il provvedimento firmato dal gip Flavia Costantini, su richiesta del sostituto procuratore Luigi de Magistris, sono stati ieri mattina i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, guidati dal maggiore Franco Di Carlo, che da diversi mesi hanno puntato la loro attenzione sulla struttura portuale.
L'inchiesta
Traendo spunto dalla denuncia di Giampiero Menniti, l'imprenditore che fino al 30 ottobre 2003 era stato presidente della Salteg srl e che oggi risulta co-indagato nello stesso procedimento, gli uomini delle Fiamme gialle hanno ricostruito punto per punto la storia dell'approdo, facendo emergere una serie di irregolarità, che hanno portato il magistrato ad emettere ben nove avvisi di garanzia a carico di tutte quelle persone che, in modi e tempi diversi, avrebbero contribuito alla realizzazione dell'imbroglio.
A partire proprio da Gregorace e finendo a Mario Grossi, 52 anni, di San Felice sul Panaro, attuale presidente della Salteg, nei confronti del quale è stato emesso un temporaneo divieto di esercitare l'attività imprenditoriale. Una misura più lieve rispetto a quella ipotizzata dal sostituto Luigi de Magistris, il quale aveva chiesto al gip l'applicazione degli arresti domiciliari, sollecitando invece la custodia cautelare in carcere per Grossi. Entrambi sono ritenuti responsabili di truffa aggravata, a causa di una lunga serie di illegittimità, che avrebbero compiuto nel lungo iter per la costruzione del porto di Badolato.
La storia dell'approdo
Un cammino iniziato sotto i migliori auspici il 31 marzo 1999, quando con decreto del presidente della Regione Calabria venne concesso alla Salteg un incentivo in conto capitale per la "realizzazione di un approdo turistico ubicato nei pressi della foce del fiume Gallipari". A fare bella mostra di sé sul decreto 151, l'importo concesso di 2.250.000.000, costituente il 45% della spesa prevista pari a 5 miliardi. Una cifra enorme, che l'ente mise a disposizione a patto che le opere venissero ultimate entro 30 mesi dall'atto di concessione e che si ottemperasse a tutta una serie di altre prescrizioni molto minuziose. Un diktat che, a quanto pare, Grossi e Gregorace non sarebbero riusciti a rispettare, cercando e realizzando una sfilza di espedienti per aggirare i vari ostacoli che, di volta in volta, si trovarono di fronte.
Proroghe e collaudi
A cominciare dalla mancata ultimazione dei lavori nei tempi previsti, a cui si tentò di ovviare con la richiesta di una serie di proroghe utili per sanare alcuni presunti abusi edilizi e lacune documentali che, altrimenti, avrebbero impedito il superamento delle verifiche di idoneità. A sostegno di tale ipotesi i finanzieri hanno portato l'evidenza che l'ingegnere appositamente nominato dalla Regione, dopo avere esaminato la documentazione fornita, non appose il proprio visto, definendo il porto "non collaudabile". A distanza di poche settimane, però, la situazione mutò radicalmente grazie alla redazione di due collaudi strutturali, a firma di tecnici forse compiacenti o forse ignari di quanto stava accadendo, che attestavano l'esistenza di una situazione ben diversa da quella reale. Collaudi palesemente falsi, secondo il magistrato, di cui sarebbero state rinvenute copie nel computer di Gregorace, a dimostrazione del fatto che erano stati accuratamente preparati dallo stesso al fine di ottenere le necessarie autorizzazioni. Nello specifico, i falsi sarebbero serviti a permettere alla Salteg di ottenere le proroghe utili a non perdere i finanziamenti milionari promessi, dal momento che, nella scorsa primavera, la Regione aveva erogato soltanto 500.000 euro. Allo stesso modo i collaudi sarebbero stati utilizzati per sollecitare il ritiro dell'ordinanza n. 05/2002 emessa dall'Ufficio circondariale marittimo di Soverato.
L'ordinanza disattesa
Proprio intorno a tale provvedimento ruota un altro assurdo capitolo della già paradossale vicenda, dal momento che la Capitaneria di porto aveva espressamente vietato l'attività portuale presso le bocche di Gallipari e persino la navigazione nel tratto di mare antistante la struttura. Con un'ordinanza che, in realtà, non è mai stata rispettata, come dimostra il fatto che, lo scorso 4 agosto, quando le fiamme gialle giunsero a Badolato per apporre i sigilli, nell'approdo erano ormeggiate ben 160 imbarcazioni. Per ognuna delle quali, stando agli accertamenti effettuati dagli investigatori, i proprietari avrebbero sborsato decine e decine di euro al giorno, pur di ottenere un attracco al pontile, senza avere in cambio alcuna garanzia. E non solo la situazione strutturale del porto, nella scorsa estate, si presentava carente dei requisiti minimi di sicurezza, quanto la gestione dell'approdo sarebbe avvenuta totalmente in nero, ovvero sarebbe stata realizzata da un soggetto che risultava completamente sconosciuto al fisco. E che, di conseguenza, intascava in toto le cifre, di per sé consistenti, pagate dagli ignari diportisti. Ad attirarli verso il miraggio delle Bocche di Gallipari, probabilmente era stato un efficace passaparola, nonché la pubblicità via internet che aveva portato i primi turisti a Badolato fin dallo scorso mese di maggio.
Il sequestro
Dalla scorsa primavera, del resto, su quel lembo incantato della costa catanzarese, era già interamente puntata l'attenzione degli uomini della Finanza, i quali, in vista dell'imminente stagione estiva, non hanno esitato a stringere il cerchio fornendo al magistrato la possibilità di firmare, alla fine di luglio, il decreto con cui è stato disposto il sequestro preventivo dell'opera. E proseguendo, per tutto l'autunno, quell'indagine che ieri è arrivata ad un suo secondo importante traguardo. Soltanto un ulteriore passo lungo una strada che potrebbe portare ancora ad importanti sviluppi e al coinvolgimento di altre persone in una vicenda tutta calabrese di finanziamenti male utilizzati.
Il ruolo del Comune
Passaggio obbligato sarà naturalmente l'approfondimento delle posizioni delle altre persone coinvolte, tra cui figura anche un dipendente del Comune di Badolato, il quale avrebbe apposto la propria firma ad una richiesta di sanatoria, dichiarando la conformità urbanistica dell'opera abusivamente realizzata e la conseguente applicabilità dell'articolo 13 della legge 47/85. Una richiesta illegittima, secondo l'ipotesi accusatoria, che altro non sarebbe stata se non un tassello del mosaico costruito ad arte per permettere l'apertura del porto e l'avvio di un'attività lucrosa. Senza mettere in conto, evidentemente, che tale attività sarebbe stata oggetto di un'intensa attività d'indagine mirata a fare emergere il torbido che si celava dietro quella che avrebbe dovuto essere un'operazione finalizzata a creare sviluppo ed occupazione. Nonché a risollevare le sorti di una zona che vive ormai in uno stato di completo abbandono e che certamente avrebbe avuto molto da guadagnare da una gestione oculata di una struttura quale avrebbe potuto e dovuto essere il porto. Quell'approdo che dal 4 agosto è, invece, rigorosamente e trsitemente off limits e nel quale, anche alla luce della conferma del sequestro disposta dal Tribunale del Rieame, ormai possono fare il loro ingresso solo poche imbarcazioni munite dell'apposito permesso, ovviamente temporaneo, rilasciato dalla Capitaneria di Porto.


Tratto da Il Quotidiano


Autore: Fausto

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